Il cibo come via al Bello

Daniele Tirelli25 Giugno 2021

Esiste un particolare modo di concepire il rapporto tra cibo, salute ed aspetto fisico e va detto che, nonostante tutto quello che è stato scritto e divenuto oggetto di dibattito, le ragioni per cui molte donne hanno accettato e si sono imposte penose restrizioni alimentari (a posteriori giudicate persino di natura psicopatologica), rimangono un mistero.
Nel corso della storia le finalità perseguite furono diverse. Un tempo erano frequenti i tentativi di raggiungere l’ascesi mistica tramite il digiuno prolungato e la mortificazione del corpo. Poi subentrò l’apprezzamento per una certa opulenza che garantiva una maggiore resistenza ai numerosi parti richiesti da matrimoni fecondi, riusciti. Attualmente prevale l’esaltazione di una silhouette filiforme e allampanata.
I sociologi che hanno classificato i tratti morfologici delle playmate del paginone centrale di Playboy, dal primo numero sino ad oggi, hanno dimostrato il progressivo allungamento del corpo femminile, assieme ad un aumento della dimensione dei seni (escludendo la fase in cui trionfarono le cosiddette maggiorate dell’immediato, famelico dopoguerra). Insomma, oggi prevale il contrario della bellezza muliebre sino al’800: fianchi abbondanti e seni piccoli.
Comunque, da sempre si vuole che il corpo corrisponda a determinati canoni di bellezza e diventi parte di un progetto di ricostruzione estetica. Esso diventa, come nella nostra attualità, anche una dimostrazione della tempra morale necessaria a sconfiggere le tentazioni della carne, da intendersi come primi segnali di una propensione a peccare ancor più gravemente. Tutto questo nonostante il clima di laicità e di presunta trasgressione che dovrebbe improntare la nostra epoca.
Ne discende che i precetti sulle varie riviste e i siti destinati ad un pubblico femminile (ma non solo) sembrano fare emergere, sotto una verniciatura freudiana, la convinzione che si possa ottenere il controllo dell’istintività del proprio fisico con l’aiuto di formule magiche, al pari dei Fioretti della santità cattolica premoderna.
Tuttavia, lo spirito di sacrificio non è da tutti e mantenerlo nel tempo è arduo. Ecco, allora, spianarsi la strada per un cambio di filosofia radicale: la bellezza può essere posseduta e mantenuta senza sacrificio grazie a rimedi insperati: una promessa salvifica che ispira tutti i nuovi prodotti di cui parleremo specificamente.

Daniele Tirelli