Argentina: pampa, pinguini ed olio EVO

Marilde Motta12 Marzo 2022

L’ancestrale utilizzo dell’olio d’oliva nella cultura gastronomica d’origine spagnola e italiana hanno fatto sì che si formasse una forte domanda e la coltivazione dell’olivo passasse da poche decine ad alcune migliaia di ettari coltivati. L’industria olearia in Sud America nasce così anche dove le condizioni climatiche e del suolo sembrano lontane da quelle del Mediterraneo.

Fra “conquistadores” e “emigrantes”

In principio fu la conquista spagnola delle Americhe, fra la fine del ‘400 e fino agli inizi del ‘600 l’impresa fu essenzialmente militare, ma negli anni seguenti iniziò la colonizzazione vera e propria con il trasferimento di famiglie dalla Spagna. Fu poi la volta dei grandi movimenti migratori fra ‘800 e inizi ‘900 da praticamente tutta Europa (in particolare dall’Italia, oggi i 50% della popolazione argentina ha avi italiani).

Inevitabile che a mettere radici, oltre alle persone, fossero anche la cultura gastronomica e le varietà di piante portate con sé. Non ci sono testimonianze precise, ma l’olivo pare essere stato introdotto nella prima metà del ‘600 in Messico, poi ha conquistato altre aree delle Americhe.

Oggi la coltivazione dell’olivo (per olive da tavola, olio extra vergine e olio d’oliva, oltre a quello per uso cosmetico) si estende fra Brasile, Argentina, Colombia, Cile, Perù, Uruguay. Se questi sono i principali produttori, i consumatori si trovano in Centro e Sud America, poi a salire in USA e Canada, mentre l’export verso l’Europa si sta irrobustendo anno dopo anno.

L’Argentina è il maggior produttore dell’America Latina ed è anche il maggior esportatore sia di olive da tavola sia di olio d’oliva (con eccellenti punte di qualità nel bio e nell’extra vergine).

Per estensione di superficie coltivata a oliveto il Mediterraneo è ancora in testa nella classifica mondiale (guidata dalla Spagna seguita da Tunisia, Italia, Turchia, Grecia, Marocco), ma gli appezzamenti di terreno sono in mano a una miriade di coltivatori e le aziende di grandi dimensioni sono ancora rare, mentre le imprese del Sud America hanno una “taglia” decisamente più imponente potendo contare ciascuna sia su estensioni coltivate di centinaia di ettari, in cui sono stati introdotti diversi cultivar, sia su un controllo diretto della filiera produttiva.

Passando in rassegna molti produttori si nota la cura per il packaging che predilige il vetro per l’olio extra vergine d’oliva e per gli oli aromatizzati, mentre seguendo l’uso spagnolo il PET e le lattine in metallo di grande capienza sono destinate solo all’olio d’oliva come pure il bag-in-box.

Concentriamo l’attenzione su Argentina e Cile, due Paesi che stanno sviluppando un approccio innovativo alla coltivazione dell’olivo e al prodotto finito.

Argentina: dalla pampa ai pinguini

Per avere un’idea di come la coltivazione dell’olivo e la produzione dell’olio extra vergine sia cresciuta in Sud America bisogna prestare attenzione agli award assegnati dal Buenos Aires International Olive Oil Competition, l’appuntamento annuale in cui si incontrano e si sfidano i produttori dell’America del Sud. Una competizione che mette in evidenza tutta la ricerca che sta alla base dell’industria olearia, le pratiche agronomiche e molta intraprendenza.

È proprio questa che ci spinge a prendere in considerazione le aziende agricole che si sono installate in Patagonia, nella provincia di Chubut, ossia dove meno ci si aspetterebbe di trovare l’olivo, un’area chiusa fra le ultime propaggini della cordigliera delle Ande cilene e l’oceano Atlantico, con spiagge frequentate da pinguini e foche. La finca (azienda agricola) Los Olivares de Oliva Ketrawe  è improntata alla sperimentazione con una produzione che anno dopo anno ha affinato la qualità, adattando la coltivazione alle condizioni estreme dell’area del parco ecologico El Doradillo.

Un’area non solo di valore paesaggistico, ma preziosa per la biodiversità. La quantità di bottiglie realizzate rimane molto limitata e rappresenta una delizia da sperimentare in loco. Per chi volesse conoscere le aziende olearie della Patagonia e la “strada dell’olivo”, SIRIRI, l’Instituto de Promoción y Desarrollo del Turismo Rural y Sostenible de Argentina organizza le visite agli oliveti e alle aziende che producono olio d’oliva extra vergine in quest’area dell’emisfero australe.

Risalendo verso le pampas, sconfinate praterie, a pochi chilometri da Buenos Aires si trovano aree intensamente coltivate a oliveto, fra queste la finca Rumaroli e la finca Garbo che appartengono alla stessa società. L’influenza italiana si fa sentire soprattutto nei cultivar scelti dall’azienda Garbo mentre nell’altra prevalgono varietà spagnole. Una novità assoluta è l’olio per bambini Garbo Kids dal sapore morbido e delicato per iniziarli a un consumo benefico per la salute.

 

 

Marilde Motta