Il piacere della globalizzazione: dolcissimi mandarini Inkagold ad agosto-settembre

Avatar photo Loris Tirelli4 Settembre 2022

Il Perù ha un enorme potenziale per espandere significativamente la sua esportazione di prodotti agricoli freschi, essiccati, congelati e trasformati.  Basti pensare che è il primo esportatore di uve da tavola; il secondo produttore di asparagi (di miglior qualità) dopo la Cina; il 4° nei mirtilli.

Nei prossimi anni troveremo sempre più prodotti ortofrutticoli peruviani, in controstagione, nei nostri supermercati.

Questo è uno dei vantaggi di un mondo globalizzato che commercia liberamente.

Anche la promozione di queste produzioni si rafforza: l’Ufficio peruviano per il commercio e gli investimenti  ha tenuto una fiera su misura a Londra per mostrare ai buyer britannici la gamma crescente di frutta fresca, prodotti di nicchia, superfood esotici essiccati.

Meno nota è l’esportazione di agrumi: tra gennaio e agosto di quest’anno, il Perù ha esportato 198.996 tonnellate di agrumi. Tra questi, un’importante quantità di mandarini, principalmente della specie W. Murcott, sebbene il Perù produca, anche altre varietà pregiate come Satsuma, Malvacea, King, Dancy, Kara e Wilkings.

I mandarini peruviani (Citrus reticulata,) provengono principalmente dai dipartimenti di San Martin, Madre de Dios, Lima, Junin, Cusco e Ayacucho.

Tra le catene che hanno riempito il banco con i mandarini estivi peruviani v’è la catena francese Grand Frais che ha scelto quelli a marchio Inkagold. L’export e i servizi connessi a questo marchio sono assicurati da Pacific Produce, una divisione dedicata al marketing in Europa, creata  dal gruppo La Calera. La missione dichiarata è trattare la massima qualità e l’approvvigionamento di prodotti sostenibili.

Nei fatti i mandarini Inkagold, perfetti esteticamente, dalla buccia sottile facilmente asportabile, con un endocarpo sodo e molto succoso, hanno evidenziato una dolcezza aromatica  di 16° Brix.

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