John Mackey va in pensione e Whole Foods diventa un’altra cosa

Avatar photo Daniele Tirelli4 Settembre 2022

La storia economica ci insegna che, al pari dei processi evolutivi in natura, le aziende nascono, crescono, muoiono, ma il più delle volte cambiano evolvono diventando entità diverse dalla loro fisionomia originale all’apice del successo. Whole Foods è stata un luogo di pellegrinaggio dall’Europa dei retailer che volevano comprendere la logica che ne giustificava le dimensioni, la diffusione e la inimitabilità negli USA e fuori da essi.

In particolare, la saga di questa catena che ha raggiunto i 14 mld di $ di fatturato, si è intrecciata con la figura di John Mackey, il giovane texano che, a Austin (TX) fondò, nel 1978, e pose ordine poi in una serie di cooperative, nate sull’onda della “rivoluzione” alimentare ispirata dei flussi ideologici giovanili di quegli anni tumultuosi, trasformandole in una grande azienda quotata a Wall Street.

Dopo 44 anni di leadership ispiratrice della corporation nata da quelle premesse, John lascia nelle mani del management scelto da Amazon.com, un’azienda che (con stupore di tanti) crebbe ispirandosi ai principi “anarco-capitalistici” condivisi da John ed espressi con chiarezza in un libro: “Conscious Capitalism: Liberating the Heroic Spirit of Business“.

“Non ho mai frequentato una sola classe di business. Ora sono convinto che questo divario nella mia istruzione formale abbia effettivamente funzionato a mio vantaggio nel mondo degli affari”.

ebbe a dire, Mackey. E  ancora: “Proprio come le persone non possono vivere senza mangiare, così un’azienda non può vivere senza profitti. Ma la maggior parte delle persone non vive per mangiare, e nemmeno le aziende devono vivere solo per realizzare profitti”.  E questo in antagonismo con certi principi che vorrebbero legare gli stili alimentari “alternativi e corretti” alle logiche politicizzate di utopie socialisteggianti.

Al contrario, “gli imprenditori sono i veri eroi in un’economia di libera impresa. Essi guidano il progresso negli affari, nella società e nel mondo. Risolvono i problemi immaginando in modo creativo diversi modi in cui il mondo potrebbe e dovrebbe essere”.

La crescita progressiva di Whole Foods, la fedeltà della sua clientela, le innovazioni introdotte e diffuse tra i consumatori americani, come la preferenza per le coltivazioni bio, il veganesimo, il rispetto degli animali, il buon salario e le forme assistenziali per i dipendenti, la charity  verso le comunità locali sono state la realizzazione  di questo modo di inquadrare l’azienda capitalista che opera nel libero mercato e che si dà anche una nobile missione.

Dopo 5 anni di transizione, John Mackey cede la mano al nuovo management che, come sempre accade, reinterpreterà a proprio modo la missione e la prassi dell’azienda acquisita e tutto ciò non senza problemi in vista.

Scrive  Bloomberg a tal proposito: Amazon Is Still Trying to Digest Whole Foods. Whole Foods founder John Mackey is retiring five years after the deal amid major questions about its logic.

La differenza tra i principi guida di Amazon.com e quelli di Whole Foods stanno appalesandosi se la rivista citata titola, sopra la foto di Jeff Bezos, “Mi ricordi perché ho comprato Whole Foods?“.

Le iniezioni di tecnologia, la revisione efficientissima della supply chain, la centralizzazione in luogo del localismo, sembrano avere effetti collaterali non proprio incoraggianti.

Guardando al futuro, i competitor  Sprouts e Natural Grocers, ma anche Walmart e Target (che dai primi anni 2000 cominciarono a “democratizzare” ulteriormente il “bio” per un pubblico più attento al prezzo che all’integralismo filosofico dell’offerta), stanno erodendo quote e prendendo spazio.

Dentro al corpaccione di Amazon.com, la creatura di John Mackey non morrà, ma sarà diversa da quella conosciuta negli scorsi decenni.

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Daniele Tirelli