La Sicilia in una scatola

Marilde Motta8 Febbraio 2022

Il fenomeno non è recentissimo, l’antecedente è rappresentato dai festosi e fastosi cesti di Natale, ma come tutte le proposte che hanno avuto successo poi evolvono e trasmigrano dando vita a qualcosa di nuovo. Complice della trasformazione degli “assortimenti da ricorrenza” è stata la strategia di valorizzazione dei territori e delle specialità culinarie locali. A questa si è aggiunta una concezione diversa delle vacanze che, a sua volta, ha portato alla scoperta di località fuori da qualunque circuito del turismo di massa. Luoghi e territori caratterizzati da paesaggi, arte e produzioni agroalimentari di notevole qualità.

In questi contesti, il settore food & beverage si è preservato nella dimensione artigianale, o microindustriale sia per mancanza di sbocchi commerciali in canali di distribuzione nazionale sia per totale carenza di domanda, giacché si tratta di referenze ben poco note se non del tutto sconosciute fuori provincia. Ci sono anche altre due ragioni per cui queste creazioni rimangono chiuse in ambito locale: sono produzioni scarse (la materia prima coltivata o lavorata consente d’immettere al consumo solo un quantitativo limitato) e spesso non sopportano trasferimenti (ossia sono prodotti molto delicati che si rovinerebbero in viaggi medio-lunghi). Va anche detto che alcune realizzazioni artigianali non utilizzano additivi e conservanti. Così è il turista che si deve muovere incontro a loro.

A cambiare le regole del gioco è intervenuto l’ecommerce che ha dato alle microproduzioni agroalimentari ben altro respiro. Se il turismo così detto esperienziale, dedicato alla scoperta di piccoli borghi, ha un ruolo di grandissimo rilievo per far conoscere e apprezzare in loco i prodotti agroalimentari e trainare la domanda di queste specialità, dall’altro l’ecommerce amplia di molto la notorietà e, tramite un sistema efficiente e veloce di consegne, rende disponibili molte leccornie anche sulle lunghe distanze.

L’ecommerce delle specialità agroalimentari sta avendo successo grazie alle box. Si tratta di contenitori di varia dimensione, in robusto cartone (talvolta riciclato per un basso impatto ambientale) e rivestito con immagini o carte goffrate per creare subito un piacevole approccio visivo-tattile. Sono contenitori adatti non solo a raccogliere una certa quantità di referenze da far giungere a casa indenni, anche quando si tratta di lunghe distanze di trasporto, ma soprattutto dotati di una struttura narrante, di un codice d’identità che esalta il territorio e la sua cultura culinaria. Così, all’apertura della scatola non ci si imbatte solo nei prodotti, ma saltano fuori opuscoli e mappe che raccontano storie di borghi e specialità antiche, di coltivatori e artigiani, di sapienza che torna alla comune radice latina di sapore. Dunque prodotti introvabili altrove che, accuratamente scelti e combinati, devono procurare un’esperienza d’uso, per esempio come ingrediente di ricette da sperimentare nella propria cucina, e ovviamente un’esperienza sensoriale che crea forti legami con un territorio che finirà per diventare meta di una vacanza.

Sicilybay (sicilybay.shop), per esempio, propone una vasta gamma di referenze di piccoli produttori della Sicilia e delle incantevoli isole che l’attorniano. Alcuni di questi prodotti sono racchiusi in quattro box a tema: Acqua, Terra, Aria e Fuoco. Ne parliamo con Pietro Scarpaci, fondatore dell’azienda.

Pietro Scarpaci fondatore di Sicilybay

Come nasce l’idea di offrire delle scatole organizzate attorno a un tema?

L’idea nasce dalla volontà di offrire ai nostri clienti la possibilità di ricevere a casa una box gourmet completa per organizzare una cena tipica siciliana. Abbiamo creato 4 box gourmet che rappresentano 4 territori della Sicilia. Per esempio la Box Fuoco racchiude all’interno della scatola solo produttori che operano sul vulcano Etna. Quindi ogni box annovera al suo interno solo referenze di produttori del territorio di riferimento.

Ritiene che la cultura del territorio sia oggi un elemento distintivo per proporre prodotti difficilmente reperibili nella grande distribuzione?

La cultura del territorio è fondamentale per proporre cibi lontani dalla grande distribuzione organizzata. Le referenze del nostro marketplace provengono da piccoli produttori locali che seguono con passione la cura dei prodotti e del territorio. Piccole quantità e tanta fatica, ma consapevolezza di un prodotto unico.

Per la creazione delle vostre box quali criteri estetici e di unboxing experience vi hanno guidati?

Le nostre scatole sono state create per rappresentare i territori della Sicilia. Abbiamo infatti inserito all’esterno delle box fotografie che rappresentano località che rievocano la specificità di 4 territori. Stiamo lavorando per inserire all’interno delle 4 scatole territoriali un voucher regalo per effettuare un’escursione turistica tipica di ciascuno dei territori rappresentati dalle box. Per esempio nella Box Fuoco, che rappresenta l’Etna, inseriremo una escursione fino a una grotta della montagna.

Per il materiale della scatola avete pensato a scelte a basso impatto ambientale?

Si tratta di cartone riciclato per avere sicuramente un basso impatto ambientale. Tra le altre cose le nostre box sono belle e robuste e possono essere riutilizzate per altri scopi.

Ci sono soluzioni particolari per la scatola che garantiscano l’incolumità del contenuto durante il trasporto?

Le nostre box sono state progettate con una particolare imbottitura interna che garantisce l’integrità dei prodotti. Riusciamo a separare le bottiglie di vino per esempio dagli altri prodotti. Stiamo lavorando ad un progetto per inserire un sistema interno con una carta pressata ecologica.

E soluzioni che garantiscano l’autenticità dei prodotti?

Alcune referenze utilizzano alcuni contrassegni che rappresentano la qualità dei prodotti. Sicuramente il cioccolato di Modica igp e il pistacchio di Bronte dop hanno caratteristiche esemplari per i nostri produttori. Stiamo lavorando sempre di più verso la creazione di qr-code per la tracciabilità di tutti i prodotti.

Marilde Motta