Le sorelle italiane della vodka

Marilde Motta26 Aprile 2022

Deriva da “voda”, ossia acqua, con cui condivide la trasparenza cristallina, ma in gola diventa fuoco. É un’acquavite fatta sia con grano, orzo e segale sia con patate. Prodotti comuni al Nord estremo (Finlandia, Norvegia e Paesi Baltici) e a Est (Polonia, Ucraina, Bielorussia, Russia). In Italia alla vodka è stata donata una fisionomia luminosa, pura, elegante.

La critica situazione di guerra fra Russia e Ucraina ha comportato come conseguenza anche l’embargo di merci russe come la vodka, il caviale e i diamanti. Per i diamanti non ci disperiamo poiché le miniere indiane e di tanti altri Paesi non lasceranno le signore senza sogni, per il caviale ci stiamo attrezzando con le uova di lompo e per la vodka abbiamo già creato capolavori. Ancora una volta l’Italia dimostra come l’arte di ricomporre le materie prime, secondo un’alchimia artistica, porti a risultati eccelsi. Ecco alcuni esempi.

Origine è un’azienda liquoristica in provincia di Savona che ha creato la prima vodka italiana bio. Semplicemente chiamata Bio Vodka è distillata dal frumento e ha ottenuto la relativa certificazione di prodotto biologico. L’azienda aveva già introdotto sul mercato la sua Vodka 0.1 creata con grano tenero e acqua di fonte Lurisia.

Scendendo in Toscana, riluce la vodka Vka creata nell’area del Mugello, che raccoglie i sentori del grano e beneficia dell’acqua sorgiva dell’Appennino.

Un salto in Sicilia dove nasce Vulcanica, vodka distillata dai grani antichi coltivati sulle pendici dell’Etna con un processo di filtrazione che consente di mantenere i sapori e i profumi del frumento.

Di Trieste ha tutto lo spirito cosmopolita ed elegante: è Blue Lie, una vodka premium che mescola acqua sorgiva carsica agli aromi del grano mediterraneo. Una combinazione sofisticata che dimostra quanto si possa ancora inventare partendo da ingredienti di eccezionale qualità.

Marilde Motta