Pringles, un’altra edizione mystery per il Natale 2026?

Avatar photo Loris Tirelli1 Settembre 2026

Che cosa insegna il Santa’s Secret Flavour 2025, e perché la domanda riguarda anche l’Italia

Nell’autunno 2025 Pringles ha immesso sul mercato tedesco una referenza che dichiarava tutto, tranne ciò che di norma si dichiara per primo: il gusto.Santa’s Secret Flavour, tubo da 165 grammi, disponibile da ottobre, con un’etichetta che, al posto della qualificazione aromatica, proponeva un enigma e un invito a indovinare. La lista degli ingredienti riportava pepe, aglio e cipolla in polvere, dunque un profilo salato-speziato — würzig, che in tedesco significa sapido e aromatico, non piccante — ma senza mai nominare il risultato. Il prezzo si attestava attorno a 1,69 euro in promozione nel canale tedesco, con punte oltre i 4 euro nei negozi di importazione.

La marca ha accompagnato l’operazione con un dispositivo di attivazione fisico: una sfera di neve fuori scala installata a Francoforte, sull’ Eiserner Steg, da metà novembre al 29 dicembre. Si sono poi aggiunte colonne pubblicitarie mobili a forma di tubo in cinque altre città tedesche e collaborazioni con creator su Instagram e TikTok. Il gusto è stato svelato solo a fine campagna: tartufo, in chiave natalizia. A gennaio 2026 il format è stato replicato in Gran Bretagna e Irlanda con la terza mystery edition della marca, legata all’uscita di un videogioco, con una finestra di indovinello aperta fino al 7 maggio 2026.

Tre edizioni mystery in poco più di un anno non sono solo un’idea creativa. Sono un ritmo di produzione. Il che porta alla domanda che interessa chi lavora nel settore: Mars ripeterà l’operazione a Natale 2026 e, stavolta, anche in Italia?

Perché una strategia del genere

L’operazione va letta al rovescio rispetto a come viene comunicata. Non è la festa che chiede il gusto segreto: è il gusto segreto che risolve un problema industriale.

Una marca leader in una categoria matura può anche esaurire le combinazioni aromatiche facilmente comunicabili. Ogni nuovo gusto dichiarato — paprika dolce, formaggio, aceto, peperoncino — deve competere con la memoria di gusto già installata nel consumatore e con quaranta referenze concorrenti che occupano lo stesso spazio semantico. A questo si aggiunge l’onere di conquistare spazio adeguato a scaffale, in un contesto in cui tutti i concorrenti si sforzano di ampliare le proprie referenze, spesso me-too.
La variabile “gusto ignoto” è l’unica che non si consuma, perché non è un attributo del prodotto: è un attributo della relazione.

Questo consente anche un diverso approccio al consumatore. Una miscela non dichiarata non deve reggere il confronto con un’aspettativa precisa; deve soltanto essere abbastanza inusuale da non essere identificabile al primo assaggio. Il costo di R&S resta quello di qualsiasi special edition, ma il rischio di posizionamento si riduce, perché il prodotto non promette nulla di verificabile.

Una spinta sul pedale della differenziazione

Quando una categoria non cresce, la crescita di un’impresa è, per definizione, una sottrazione a un concorrente, e la sottrazione passa quasi esclusivamente per il presidio dello scaffale e il ricambio dell’assortimento.

Sul fronte dell’innovazione, i dati di monitoraggio dei lanci mostrano una netta forbice. Secondo Innova Market Insights, negli ultimi cinque anni i lanci stagionali sono cresciuti al 16,1% annuo composto e quelli in edizione limitata al 14,8%, con l’Europa occidentale a rappresentare il 39% dell’attività mondiale in questo ambito. FlavorSum, sul mercato nordamericano, misura la stessa dinamica in modo ancora più chiaro: i lanci stagionali crescono del 9% l’anno, mentre l’attività complessiva di nuovi prodotti è ferma su un tasso composto negativo dello 0,5%.

È qui il dato strutturale: l’innovazione totale non cresce, cresce la sua quota reversibile. L’industria non sta innovando di più; sta spostando l’innovazione dal permanente al temporaneo, perché il temporaneo costa meno, si può ritirare senza ammettere un fallimento e produce comunque il rifornimento di novità che il canale richiede.

La teoria evolutiva dell’impresa sostiene che, in condizioni di incertezza ineliminabile, l’esito ottimale non discende da un calcolo a priori, ma dalla sopravvivenza di ciò che, per ragioni non interamente conoscibili in anticipo, continua a essere riacquistato. L’edizione limitata è la traduzione industriale di quel principio: un esperimento a basso costo di reversibilità, condotto direttamente sul mercato anziché in sala prove.

Cosa dice la ricerca recente

La letteratura degli ultimi anni si è concentrata proprio sull’incertezza come leva di marketing, e conviene tenerne conto perché delimita anche i casi in cui la leva non funziona.

Aleksandra Kovacheva e Hristina Nikolova, nel Journal of the Academy of Marketing Science del 2024, hanno proposto il primo quadro unificante delle “uncertainty marketing tactics”. Il contributo è una tassonomia: classifica queste strategie in base a che cosa viene trattenuto — l’identità del prodotto, il prezzo, la quantità, il momento della consegna — e in base al meccanismo psicologico che ciascun tipo attiva, mostrando che curiosità, anticipazione e percezione del rischio non si accendono allo stesso modo. La conseguenza pratica è che non si possono trasferire i risultati ottenuti sui prezzi a sorpresa a un prodotto a gusto occultato: sono famiglie diverse. Pringles nasconde l’identità organolettica, che è il caso di massima curiosità attivata e, insieme, di massimo rischio di delusione dopo l’acquisto.

Il meccanismo di fondo resta quello descritto da George Loewenstein nel 1994 con la teoria dell’information gap: una lacuna informativa percepita come colmabile genera una tensione che il soggetto è motivato a colmare. Un gusto non dichiarato è una lacuna calibrata con precisione — abbastanza piccola da sembrare risolvibile con un assaggio, abbastanza resistente da non risolversi davvero.

Una meta-analisi, condotta da Wagner Junior Ladeira, Weng Marc Lim e colleghi su Psychology & Marketing nel 2023, converge nell’indicare che la scarsità di varietà è più efficace di quella di categoria, mentre l’urgenza pura risulta meno robusta di quanto comunemente si assume.

Il lavoro empirico più vicino al caso è forse quello di Cary Lee, Jessica Wyllie e Stacey Brennan, pubblicato nel 2025 sul Journal of Retailing and Consumer Services, che ricostruisce in cinque fasi il percorso d’acquisto dei prodotti a contenuto occultato e osserva che una parte rilevante del piacere si colloca prima dell’apertura, nella fase di mistero non risolto. Uno degli intervistati riportati dagli autori lo sintetizza dicendo che “the mystery of it was really fun”. È esattamente la fase che Pringles ha industrializzato: il tubo chiuso funziona come oggetto relazionale anche prima del consumo.

Dalla stessa letteratura emergono però due avvertenze.

La prima riguarda chi non ci sta. Aleksandra Kovacheva, Hristina Nikolova e Cait Lamberton, sul Journal of Retailing del 2022, hanno testato tre possibili spiegazioni della resistenza alle offerte a sorpresa — emotività, desiderio di esplorazione, desiderio di controllo — e hanno trovato il sostegno più forte per la terza voce: ciò che deprime la scelta di un’offerta a sorpresa è il desiderio di controllo sull’esito dell’acquisto, con un divario di genere che nel loro impianto funziona da indicatore di quella disposizione. Il risultato davvero utile è però la condizione al contorno: il divario si riduce nei contesti e nelle categorie in cui rinunciare al controllo è socialmente accettabile. Applicata al caso, è la spiegazione più precisa che abbiamo del perché l’operazione sia costruita così. Il Natale, il gioco a indovinare in famiglia, il prezzo sotto i due euro e una posta simbolica anziché economica non sono ornamenti: sono il dispositivo che rende accettabile cedere il controllo. Senza quella cornice, un tubo privo di gusto dichiarato resta soltanto un rischio d’acquisto.

La seconda è che la rivelazione è essa stessa un momento di rischio: se il gusto svelato delude, la delusione non colpisce l’edizione limitata ma la marca che ha costruito l’attesa. Su questo versante, Ellen Van Droogenbroeck e Kim Willems, nel 2025 sul Journal of Retailing and Consumer Services, hanno studiato le preferenze per le formule a sorpresa, distinguendo tra utilizzatori attuali, ex utilizzatori e non utilizzatori: la sola articolazione del campione segnala che l’atteggiamento verso la sorpresa non è omogeneo e che l’abbandono è una categoria da misurare separatamente.

Vale, infine, ricordare l’obiezione della scuola dell’Ehrenberg-Bass InstituteByron Sharp e Jenni Romaniuk sostengono da tempo che le marche non crescono perché i consumatori le percepiscono come diverse, ma perché sono facili da notare e da acquistare. Letta con questa lente, l’edizione mystery non è un atto di differenziazione: il tubo è già l’asset distintivo, e l’operazione compra disponibilità fisica, cioè metri di scaffale e secondi di posizionamento nel mese più conteso dell’anno. Il che, dal punto di vista di un direttore commerciale, è una lettura più utile rispetto alla prima.

Il mercato tedesco: perché lì
La Germania è il mercato europeo in cui questa operazione offre la resa migliore, per due ragioni convergenti. La prima è la vitalità della categoria. Diversamente dall’Italia, in Germania gli snack salati sono cresciuti in modo continuativo: Intersnack, leader di mercato, ha portato la propria quota a volume dal 16% del 2013 al 22% del 2024 secondo NielsenIQ, in una categoria che il management dell’azienda descrive in crescita attorno al 4% annuo. Dove la categoria cresce, la novità viene assorbita invece di cannibalizzarsi.
La seconda è la ricettività del consumatore tedesco alla stagionalità dichiarata. I rilevamenti Innova indicano che circa il 30% dei consumatori tedeschi colloca i gusti stagionali o in edizione limitata tra i fattori più influenti sulle proprie scelte alimentari, un valore secondo solo a quello francese.

Mercato unico: la barriera è organizzativa, non doganale

Qui sta il punto che riguarda direttamente il lettore italiano. Santa’s Secret Flavour non è un prodotto “tedesco”. È un prodotto europeo distribuito in Germania. Stesso stabilimento di riferimento, stesso formato da 165 grammi, stessa disciplina di etichettatura, stessa impresa proprietaria, nessun dazio, nessuna barriera tecnica. La distanza tra quel tubo e lo scaffale italiano non è una distanza normativa: è una decisione di allocazione e una riga di anagrafica.

Che le barriere siano scavalcabili lo dimostra il flusso reale. Prodotti di questo tipo circolano già oggi in Italia attraverso importatori specializzati, e-commerce di dolciumi esteri e canali paralleli, prima e indipendentemente da qualsiasi decisione della filiale nazionale. La terza edizione mystery, quella di gennaio 2026, era peraltro segnalata in alcuni mercati continentali prima ancora del roll-out ufficiale nel Regno Unito. La conseguenza operativa è che la domanda giusta non è “arriverà in Italia?”, ma “chi la porterà per primo, e con quale margine?”. Se non la porta l’industria, la porta il canale.

Il product scouting

In Germania l’osservazione sistematica delle novità di scaffale ha una propria infrastruttura: testate specializzate con rubriche fisse di Produktneuheiten, servizi dedicati che censiscono ciò che entra nei punti vendita, agenzie che ne fanno materiale d’analisi. Un buyer tedesco che voglia sapere che cosa è comparso questa settimana nella sua categoria sa dove guardare. Non è un caso che la scheda originaria di questa referenza sia comparsa su un servizio di questo tipo con oltre un mese di anticipo rispetto alla campagna. In Italia un’infrastruttura equivalente non è altrettanto visibile. Qualcosa esiste — nelle buying unit più strutturate, in alcune redazioni di settore — ma sembra muoversi in forma episodica più che come presidio dedicato, con metodo, budget e continuità. Una spiegazione plausibile è quella della formazione professionale: la funzione acquisti italiana si è costruita sulla negoziazione delle condizioni su assortimenti consolidati più che sull’esplorazione di ciò che non c’è ancora. Se l’ipotesi regge, in una fase di crescita di categoria nulla il costo non è teorico: significa arrivare secondi su ogni referenza che non nasce in Italia, e arrivarci quando il margine di novità è già stato incassato da altri.

Vale comunque la pena definire di che cosa si tratta, perché l’espressione viene spesso confusa con la creatività di prodotto. Il product scouting è una funzione di sorveglianza, con tre compiti minimi: censire le novità nei mercati contigui, qualificarne la trasferibilità e stimare la finestra temporale utile. Non è costoso. È soprattutto una questione di continuità.

Dove la vedremo: i canali atipici

L’ipotesi più probabile è che referenze come queste non entrino in Italia dalla porta principale della distribuzione moderna, ma dai canali costruiti sul ricambio. E qui il quadro competitivo si è affollato in fretta.

Action resta il caso più noto. La catena olandese è arrivata in Italia nel 2021 e, a fine giugno 2026, contava 242 punti vendita, con un modello basato su circa 6.000 referenze, oltre due terzi delle quali sotto i due euro, e 150 nuovi articoli ogni settimana. Quel numero è il vero dato strategico: significa che l’insegna ha costruito la propria macchina operativa attorno all’obbligo di novità permanente, con una funzione acquisti centralizzata che acquista a volumi europei articoli progettati per un ciclo di vita breve — non, come si legge spesso, partite residue. A livello di gruppo, Action ha chiuso il 2025 con 16 miliardi di euro di vendite nette e oltre 3.300 negozi in quattordici paesi.

Nel caso specifico di un tubo di patatine, però, il candidato più probabile è un altro. Normal, catena danese nata a Silkeborg nel 2013 e arrivata a oltre 1.070 negozi in tredici paesi europei, è in Italia dal 13 marzo 2025 con la prima apertura a Roma Est su circa 350 metri quadrati, e a metà 2026 aveva superato i quindici punti di vendita, con altre quattro aperture programmate per settembre.

Assortimento di circa 4.000 referenze, prezzi fissi tra 1 e 20 euro, senza promozioni, rinnovo continuo secondo la logica del caccia al tesoro. Normal tratta snack, bevande, caffè e spezie accanto alla cura della persona, e lavora con marche note — L’Oréal, Colgate, Nescafé, Kinder.

Il secondo canale è quello degli all-in store come Risparmio CasaMaury’s — che hanno progressivamente allargato la componente food con logiche di opportunità più che di assortimento continuativo, e che trattano la novità estera come un traffic builder a basso rischio. Gli operatori del canale confermano che il modello Action è oggetto di osservazione sistematica da parte delle insegne italiane del comparto: la convergenza dei format, del resto, è già leggibile a scaffale.

Il terzo canale, meno visibile ma già attivo, è la rete degli importatori specializzati in dolciumi e snack internazionali, che opera su volumi piccoli e margini alti e che oggi rappresenta in Italia il vero luogo di prima esposizione per questo tipo di prodotto.

Tre implicazioni

Per l’industria. L’edizione limitata non è più una tattica promozionale: è diventata la forma prevalente in cui l’innovazione viene sperimentata, perché è l’unica reversibile. Chi non ha una pipeline di edizioni temporanee non ha, di fatto, un canale di sperimentazione a basso costo. La domanda da porsi non è quante novità permanenti si riesce a lanciare, ma quante ipotesi si riesce a testare per stagione.

Per la distribuzione. Il ricambio di assortimento è diventato un fattore di traffico autonomo, indipendente dal prezzo. Le insegne che lo hanno capito hanno costruito un’organizzazione attorno a quel ritmo; le altre continuano a considerare la novità un’eccezione da negoziare.

Per entrambi. Torniamo alla domanda iniziale. Che Mars replichi o no l’edizione mystery a Natale 2026 è, in fondo, secondario: il ritmo di tre operazioni in poco più di un anno indica che la leva è entrata nella pianificazione ordinaria, e la letteratura ne spiega abbastanza bene il funzionamento perché un competitor possa costruirsene una propria. La domanda più utile è la seconda: se e quando arriverà in Italia, chi se ne sarà accorto per tempo. Nel mercato unico “destinato ad altri” è una categoria mentale, non una categoria commerciale. Vederlo per primo è una funzione aziendale, non una fortuna.

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Loris Tirelli

Socio della società di ricerca Amagi, giornalista pubblicista, ha conseguito una laurea in Scienze Politiche alla Cattolica di Milano e una laurea magistrale in Marketing, Consumi e Distribuzione Commerciale presso lo Iulm di Milano.

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