Dentro il Biscoff Boom: come le tracce spontanee su TikTok prefigurano un prodotto che Lotus non ha ancora lanciato

Il fenomeno

Lotus Bakeries, il produttore belga dei biscotti Biscoff (lo “speculoos” caramellato nato come accompagnamento del caffè), ha annunciato nel 2026 un piano di espansione del marchio, con un investimento di 500 milioni di euro.

I biscotti sandwich Biscoff ripieni alla crema di Biscoff!

 Il gruppo vende oggi circa 7 miliardi di biscotti Biscoff all’anno e non gli basta ancora. Nel Regno Unito, la stampa di settore parla apertamente di “Biscoff boom“: dopo che, all’inizio del 2026, un video ha reso virale su TikTok una ricetta di due soli ingredienti — biscotti Biscoff sbriciolati e yogurt, lasciati riposare una notte in frigorifero, in una versione casalinga della cheesecake giapponese — le vendite del biscotto sono aumentate del 30% su base annua. Morrisons ha lanciato una propria versione del dessert, Sainsbury’s ha dedicato pagine intere del sito al marchio, Cadbury ha messo in commercio una tavoletta di cioccolato con pezzi di Biscoff sbriciolati all’interno.

La food consultant Lisa Harris spiega il fenomeno in due parole: rilevanza nostalgica e indulgenza accessibile. Il biscotto, storicamente distribuito come omaggio nei bar e sugli aerei, richiama un piacere “vecchio stile” — il tè delle cinque, il caffè del pomeriggio — pur restando economico in un momento di difficoltà del potere d’acquisto. Il risultato è ciò che la stampa definisce una vera e propria ossessione della Generazione Z.

Le tracce su TikTok

Il punto interessante, per chi guarda il fenomeno dal lato dell’innovazione di prodotto, non è che il Biscoff piaccia: è che il pubblico stia già costruendo, di propria iniziativa e senza alcun coordinamento con l’azienda, ogni possibile applicazione del gusto Biscoff a formati che il marchio non produce ancoraAlcuni esempi concreti, tutti verificabili: la creator @fitwaffle propone bocconcini di French toast farciti con Biscoff@littleblogofvegan pubblica involtini di pasta sfoglia al Biscoff@thecookingfoodie mostra una mousse al Biscoff a due ingredienti, taggata esplicitamente con #lotusbiscoff; ricette diffuse di granola fatta in casa con biscotti Biscoff sbriciolati e di overnight oats al Biscoff circolano su decine di blog e canali di settore. Su TikTok ci sono video dedicati esplicitamente a un “cereale Biscoff” fatto in casa — sbriciolare i biscotti nel latte, come se fossero fiocchi — con titoli come “Introducing Biscoff Cereal: a delicious new treat”.

Ancora più netto è il caso di “Biscoff Cinnamon Toast Crunch“: una confezione-fake, disegnata da un ammiratore del marchio per sembrare un lancio ufficiale mai avvenuto — né da parte di Lotus né di General Mills — che circola su TikTok, Facebook e Pinterest raccogliendo reazioni come “ne ho bisogno di dieci scatole“; qui il pubblico non si limita a immaginare il prodotto, ne fabbrica la prova visiva.

A questo si aggiunge un dato ancora più diretto, emerso verificando il caso dell’articolo precedente di questa rubrica: quando Kellogg’s ha lanciato Krave Caramelised Biscuit & White Choc — un cereale che non menziona né paga alcuna licenza a Lotus — il pubblico lo ha ribattezzato spontaneamente sui social come “Lotus Biscoff Krave cereal“. Lo stesso è successo quando Lidl ha iniziato a vendere il prodotto: video con l’etichetta “Lidl Biscoff Krave” circolano con migliaia di visualizzazioni. Il pubblico, cioè, ha già deciso a chi appartiene quel gusto — a Lotus — anche quando il produttore reale è un altro e non ha pagato nulla per usarlo.

Perché conta, per chi fa innovazione di prodotto

Qui il meccanismo è lo stesso che governa il métissage gastronomico da secoli — una ricombinazione spontanea che si legittima quando l’informazione circola e trova terreno comune — solo spostato di sede: non avviene più nelle cucine dei cuochi di corte o nei laboratori aziendali, ma nei video da quindici secondi di persone che non lavorano per Lotus e non sanno fare ricerca e sviluppo. Ma è esattamente quello che stanno facendo. Ogni ricetta virale è un test di mercato gratuito, autofinanziato dal creator, con tanto di feedback in tempo reale nei commenti. L’azienda che osserva bene non deve indovinare cosa inventare: deve guardare cosa il pubblico ha già inventato e non è ancora riuscito a comprare.

Cosa prefigurerebbero i cereali al Lotus Biscoff

Mettendo insieme queste tracce, si può azzardare, con la cautela dovuta a un esercizio di lettura più che a un dato di fatto, a tracciare un profilo abbastanza preciso di ciò che dovrebbe essere — e di ciò che probabilmente non dovrebbe essere — un cereale Lotus Biscoff ufficiale.

Primo: non un fiocco piatto, ma un cluster o un pillow riempito. Sia gli imitatori già in commercio (i “pillows” di Krave, i cluster di Weetabix Crispy Minis) sia le ricette casalinghe di granola puntano tutte sulla stessa texture — un pezzo croccante che porta dentro di sé la componente cremosa e caramellata, non uno strato sottile di gusto spruzzato su un fiocco neutro. È la texture, non solo il sapore, a dover riprodurre l’esperienza del biscotto originale.

Secondo: una ritualità legata all’attesa, non al consumo immediato. Il trend che ha fatto esplodere le vendite — la cheesecake a due ingredienti lasciata a riposare una notte — e le overnight oats al Biscoff che circolano in parallelo suggeriscono che il pubblico associa già il gusto Biscoff a una preparazione con tempo di posa, non al gesto rapido di versare i cereali e mangiarli subito. Un lancio che si limitasse al fiocco da versare nel latte lascerebbe sul tavolo proprio l’elemento rituale che ha reso virale il marchio.

Terzo: la marca deve comparire, esplicitamente, sulla confezione. È il punto che più distingue questo caso da quello di Jordans discusso nel numero precedente di questa rubrica. Lì il gusto “biscotto caramellato” bastava da solo, perché il valore stava nell’esperienza sensoriale. Qui il nome Lotus Biscoff è già, di per sé, l’attrattiva — lo dimostra il fatto che il pubblico lo attribuisce spontaneamente anche a prodotti che non lo riportano. Un lancio anonimo, sul modello Jordans, sarebbe uno spreco: la parte più preziosa dell’operazione, il riconoscimento immediato del nome, verrebbe lasciata sul tavolo.

Chi rischia di più, restando a guardare

Il rischio, per Lotus Bakeries, non è che qualcuno lanci un cereale che assomigli al suo biscotto: è già successo più volte, senza conseguenze evidenti per l’azienda. Il rischio è che il lavoro culturale di legittimazione — la ricerca del formato giusto, la conferma che il pubblico lo vuole, perfino il nome con cui chiamarlo — venga fatto gratuitamente da altri, e che quando Lotus deciderà di entrare nella categoria, il pubblico l’abbia già associata a un concorrente che è arrivato prima, pagando zero in licenza per la ricerca di mercato.

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Daniele Tirelli

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