Il cibo e il pensiero magico

Daniele Tirelli11 Gennaio 2022

Il pensiero magico riveste grande importanza nella scelta dei cibi, al pari dei tabù religiosi o pseudo-scientifici, e rappresenta, in parole semplici, un ”corto circuito” mentale che si riproduce nella mente di milioni di consumatori esposti quotidianamente a migliaia di messaggi pubblicitari, consigli, esortazioni, inviti, seduzioni e suggerimenti da decifrare, una mole di informazioni scoordinate e incomplete che, ciò non di meno, alterano, sia pur impercettibilmente, quello stato mentale dei riceventi di cui parla Dan Sperber nei suoi studi sulla trasmissione della cultura. In una società ipersatura di informazioni, la descrizione dei potenziali effetti benefici che possono scaturire dalla presenza di una particolare sostanza in un composto di uso quotidiano risulta convincente pur esentandosi dall’onere della prova scientifica. Una volta appurato, per esempio, che il tè verde fa bene se ingerito sotto forma di infusione, il principio viene facilmente esteso a ogni qualsivoglia occasione di consumo.

La sua presenza in un sapone e, sia pure in quantità infinitesimali, in un capo d’abbigliamento che ne è stato contagiato durante il lavaggio, presuppone un effetto analogo a quello di una tisana. Questa deduzione logicamente fallace, ma pragmaticamente efficace, ricorre molto frequentemente nella nostra vita quotidiana ed emotiva. Le proposte di marketing e di comunicazione sfruttano questa associazione, un tempo inconcepibile, tra prodotti molto distanti dal comparto alimentare. In breve, ci troviamo di fronte a un ragionamento per analogia che oltrepassa l’uso linguistico della metafora. Leggiamo allora nella sua pubblicità che un nutrient lipstick moisture whip (rossetto) è arricchito con il 66% di agenti trattanti e idratanti nonché vitamina E e aloe vera e potenziato con la pro-vitamina A,  per cui “nutre” e liscia le labbra rendendole perfette, morbide e seducenti al 100%. A pensarci bene,  fino a poco tempo fa, a un rossetto si chiedeva di svolgere semplicemente la sua funzione di strumento di seduzione femminile. Quali e quante stratificazioni culturali possono aver condotto a riformulare il prodotto introducendo il concetto di “nutrimento”? Questa estensione di senso di una parola, prima riservata al cibo, è uno dei molteplici aspetti della diffusione del pensiero magico, appunto.

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Daniele Tirelli