Tortino Coop: 3 aziende bolognesi in co-marketing

Daniele Tirelli20 Luglio 2022

Sempre di più, di fronte all’impegno crescente implicito nel lancio di nuove referenze, si afferma il concetto di cooperazione tra aziende diverse e sinergiche.

La strategia si basa sulla divisione del lavoro specialistico nel campo produttivo, tecnologico e distributivo, con la proposta di nuovi prodotti con marchio doppio o multiplo, che vanno oltre l’usuale copackaging.

Il caso del Tortino Coop con Amarena Fabbri è di grande interesse teorico, oltre che commerciale.  Infatti, si basa su alcune premesse sconosciute al grande pubblico italiano, ma degne di nota.

Questo tortino è, infatti, la versione arricchita ed evoluta del celeberrimo Tortino Porretta, uno snack dolce monoporzione ante-litteram, che si è radicato nella cultura alimentare dei bolognesi (e in parte dei pistoiesi).

Si tratta di un prodotto-simbolo della città in quanto creato, nel lontano 1935, dalla pasticceria di Dino Corsini, a Porretta Terme, con il nome appunto  di Tortino Porretta, anche se, tuttavia, viene chiamato abitualmente “tortina”.

La produzione artigianale si trasformò poi in industriale negli anni ’50, con una  decina di operaie chiamate “bimbe”, secondo la tradizione aziendale, che, nello stabilimento di Crespellano (BO), evolvette su una scala più ampia e nazionale, lasciando tuttavia immutato nel tempo il pack del Tortino, già perfetto in sé per i bolognesi.

Coop Italia si è fatta attualmente parte attiva per sfruttare il know-how della Dino Corsini e proporre una private-label che arricchisce il “Tortino” con la salsa alle amarene Fabbri.

Amarena Fabbri è un altro esempio di imprenditoralità bolognese, con la sua sede storica a Borgo Panigale, poco distante dal Pontelungo, celebrato da Riccardo Bacchelli,  che si tramanda dal 1915 quando una nonna della famiglia Fabbri, di nome Rachele fissò la ricetta dello sciroppo  a base di amarene, avviandone il commercio.

Come in tutti i miti cittadini si dice che la ricetta sia segreta e immutata da allora.  Le amarene sciroppate vendute nell’iconico vaso di ceramica divennero così la parte più golosa del gelato venduto sfuso (da bolognese ricordo il supplemento di prezzo per le 3 amarene in cima ad esso).

Oggi Coop con la propria potenza distributiva crea le premesse per una originale collaborazione a 3 che, nell’esondazione di innovazioni che caratterizzano il settore alimentare, rende possibile una proposta diversamente impossibile per le singole aziende bolognesi.

E’ un caso da seguire e da studiare perché potrebbe rappresentare una singolare forma di “evolvation” delle marche private profittevole per aziende che da fornitrici diventano partner in joint venture.

Daniele Tirelli