Momofuku Ando: l’imprenditore visionario giapponese che creò i Cup Noodles

Avatar photo Daniele Tirelli6 Febbraio 2026

Nacque a Taiwan nel 1910, con il nome di Go Pek-Hok, al tempo in cui l’isola era territorio giapponese. Per questo, il futuro imprenditore che inventò i cup noodles adottò successivamente l’identità nipponica di Momofuku Ando. Orfano da bambino, crebbe a Tainan, dove i nonni gestivano una piccola attività commerciale nel settore dei tessuti.

L’intuizione che cambiò tutto.   La motivazione per intraprendere l’attività imprenditoriale nel comparto alimentare – si dice – sia maturata in una fredda serata invernale del secondo dopoguerra. Infatti, camminando per strada, si imbatté in decine di persone allineate davanti a una modesta bancarella di cibo, tra nuvole di vapore provenienti dalle pentole in cui cuoceva il ramen. Da qui l’idea della necessità di massificarne la produzione, rendendo l’alimento più accessibile a tutti.

Quarantottenne, sebbene fosse reduce da alcuni insuccessi imprenditoriali, Momofuku elaborò un progetto ambizioso: sviluppare una versione di noodles economica, che si conservasse a lungo, richiedesse una preparazione semplicissima e mantenesse un sapore gradevole ricco di umami. Grazie ad un modesto laboratorio allestito nel giardino della sua abitazione a Osaka, egli si dedicò per mesi a esperimenti continui. Il risultato giunse ad agosto del 1958: il Chikin Ramen, la prima versione commerciale in assoluto dei tagliolini a preparazione rapida.

Una grande innovazione – Il segreto del suo successo risiedette in un procedimento ingegnoso: immergere i tagliolini nell’olio bollente. Questo processo creava una struttura porosa che, essiccata, permetteva ai noodles di reidratarsi rapidamente quando immersi in acqua calda. Inizialmente, il prodotto ebbe, come sempre accade con le innovazioni, un costo elevato – circa sei volte quello dei noodles tradizionali –, per cui dovette posizionarsi come prodotto di nicchia.

Momofuku, pertanto, proseguì nella sua ricerca e all’età di sessantuno anni, nel 1971, lanciò un’altra innovazione destinata a conquistare il mondo e, con il consueto ritardo, l’Italia: i Cup Noodles. L’ispirazione venne da un viaggio negli Stati Uniti, dove notò che i consumatori americani, privi delle tradizionali ciotole asiatiche, spezzavano i noodles e li preparavano in bicchieri di carta, mangiandoli con forchette comuni. Nacque così l’idea del contenitore monouso in polistirolo, pratico e termoisolante.

L’eredità di un Momofuku Ando – Questo geniale imprenditore, il cui nome è sconosciuto ai più, in Occidente morì nel gennaio del 2007, alla ragguardevole età di novantasei anni. La sua creazione aveva ormai conquistato il pianeta: la Nissin, azienda da lui fondata, distribuiva annualmente miliardi di confezioni quasi ovunque nel mondo.

Oggi Nissin è un gruppo multinazionale con presenza in oltre 80 paesi, che produce decine di varietà di noodles istantanei – dai classici ramen alle varianti regionali come i yakisoba. Il marchio rimane sinonimo di praticità e comfort food, con prodotti che spaziano dal segmento economico alle linee premium. L’azienda continua a innovare, mantenendo vivo lo spirito del suo fondatore che voleva “nutrire il mondo attraverso i noodles”.

I noodles istantanei, oltre a rappresentare una risorsa per le emergenze umanitarie, sono divenuti una meal solution, soprattutto per i giovani con budget limitato e poca voglia o tempo per cucinare.

Possiamo, dunque, definire i Cup Noodles come  un “convenience food democratico e nostalgico”, articolato su più livelli:

  1. Convenienza estrema: Il prodotto si posiziona come la soluzione alimentare più rapida e semplice possibile: bastano 3 minuti e acqua bollente, senza bisogno di piatti o posate aggiuntivi. È il pasto “salvatempo” per eccellenza.
  2. Accessibilità economica: prezzo contenuto (circa 1-2 euro) che lo rende accessibile a studenti, lavoratori con budget limitato e a chiunque cerchi un pasto economico. È posizionato come prodotto di massa, non come prodotto premium.
  3. Categoria ibrida: Non è un pasto completo né uno snack – occupa uno spazio intermedio, come “quick meal”, per situazioni informali: pausa di lavoro, studio notturno, emergenza: dispensa vuota, oppure comfort food quando si è pigri.
  4. Dimensione emotiva/culturale: Forte connotazione pop e generazionale – è legata ai ricordi universitari, alla cultura degli studenti, alla vita da single. È l’alternativa alla classica “pasta col tonno”. Pertanto, ha acquisito uno status quasi iconico nella cultura contemporanea, apparendo in film, anime, meme.
  5. Varietà senza pretese: Offre gusti diversi: pollo, manzo, gamberetti, Teriyaki, … ma anche sapori esotici come Tonkotsu (brodo di ossa di maiale), Miso, Shoyu (salsa di soia), Yakisoba (noodles saltati), Cheese Curry, Tom Yum, pho, laksa, Chapagetti ovvero la versione instant del jajangmyeon (자장면) e ancora Shin Ramyun, Neoguri – con alghe e frutti di mare, Ansungtangmyun, Yukgaejang, nonché i famigerati Buldak Bokkeum Myeon noti per la piccantezza estrema e non ultima la versione Carbonara.

Infine, va detto che gli instant noodles raggiunsero anche lo spazio nel 2005, quando fu sviluppata una versione speciale per gli astronauti giapponesi a bordo dello Space Shuttle Discovery.

Il lascito di Momofuku Ando vive oggi nei musei dedicati alla storia del ramen istantaneo aperti a Ikeda (Osaka) e Yokohama, dove i visitatori possono scoprire come una semplice intuizione abbia contribuito a sfamare miliardi di persone nel corso di oltre mezzo secolo.

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