Il caffè si beve sempre più “on the go”, l’Italia accelera nel ready-to-drink tra cold brew, premium e gen Z

Peo Nascimben29 Giugno 2026

Il tradizionale rito del caffè all’italiana continua a rappresentare un elemento identitario del consumo nazionale, ma accanto all’espresso si sta consolidando un segmento completamente diverso, destinato a ridefinire parte del mercato nei prossimi anni. Il comparto del ready-to-drink (rtd), ovvero il caffè pronto da bere, sta infatti vivendo una fase di forte espansione, alimentata dall’evoluzione delle abitudini di consumo, dall’affermazione della cultura “on the go” e dalla crescente ricerca di prodotti premium, funzionali e differenziati.
Secondo le principali analisi internazionali, il mercato europeo del caffè rtd passerà da circa 3 miliardi di dollari nel 2026 a oltre 4,2 miliardi entro il 2031, mentre a livello mondiale il settore dovrebbe raddoppiare il proprio valore, raggiungendo 52,5 miliardi di dollari entro il 2034. All’interno di questo scenario, l’Italia rappresenta il mercato con il maggiore potenziale di sviluppo nel continente, con un tasso medio annuo di crescita (cagr) superiore al 7%, segnale di una trasformazione ormai strutturale.


Un nuovo modo di consumare il caffè
Il successo del ready-to-drink non nasce soltanto dalla praticità. La categoria intercetta infatti nuovi momenti di consumo che si affiancano, senza necessariamente sostituirlo, al tradizionale espresso da bar. Il caffè diventa così una bevanda da portare con sé durante gli spostamenti, in ufficio, all’università o durante il tempo libero, rispondendo alle esigenze di uno stile di vita sempre più dinamico. Una logica che ha progressivamente avvicinato il mercato del caffè a quello delle soft drink premium, dove packaging, gusto, branding ed esperienza assumono un ruolo determinante.
Sono soprattutto Millennials e Generazione Z a guidare questa evoluzione. Per queste fasce di consumatori il Ready-to-Drink rappresenta un prodotto coerente con uno stile di vita caratterizzato da mobilità, velocità e continua sperimentazione. Non a caso cresce la richiesta di referenze aromatizzate, ricette meno zuccherate, alternative vegetali e bevande arricchite con ingredienti funzionali come vitamine o proteine.


Cold brew e caffè freddo non sono la stessa cosa
Uno degli elementi che caratterizzano l’evoluzione del comparto riguarda la crescente segmentazione dell’offerta. Se il caffè freddo tradizionale, ottenuto raffreddando un’estrazione a caldo, continua a rappresentare la quota principale del mercato europeo, è il cold brew a registrare le performance più interessanti. La differenza non è soltanto terminologica. Nel cold brew il caffè viene estratto lentamente in acqua fredda, con tempi che possono arrivare fino a ventiquattro ore. Il risultato è una bevanda naturalmente meno acida, più morbida e con una dolcezza naturale che incontra il gusto dei consumatori più giovani e di chi ricerca un’esperienza premium.
Accanto a queste due categorie stanno inoltre emergendo nuove declinazioni come il Nitro Coffee, arricchito con azoto per ottenere una consistenza cremosa, e le versioni funzionali che uniscono caffeina e ingredienti ad alto valore nutrizionale.


I grandi marchi investono nell’innovazione
L’espansione del segmento sta spingendo i principali operatori del settore ad ampliare rapidamente i propri portafogli.
Lavazza ha sviluppato una gamma completa di prodotti ispirati alla tradizione della caffetteria italiana con la propria ready to drink collection, proponendo referenze come Espresso & Milk e Cappuccino, realizzate senza stabilizzanti aggiunti.
Anche Illy presidia il segmento premium grazie alla joint venture con Coca-Cola, che combina il posizionamento di alta gamma del marchio triestino con una distribuzione internazionale.
Sul fronte globale, Nestlé con Nescafé e Starbucks, attraverso la partnership con PepsiCo, continuano a investire nell’ampliamento dell’offerta, introducendo ricette vegetali, nuovi formati e prodotti destinati sia al consumo immediato sia alla distribuzione retail.
Parallelamente cresce anche il numero di collaborazioni tra brand del food e del beverage che puntano su aromi iconici e licenze, come dimostrano le recenti referenze ispirate a dessert e bakery americane, pensate per intercettare consumatori alla ricerca di esperienze di consumo sempre più distintive.


Il packaging diventa leva competitiva
In un mercato fortemente orientato all’acquisto d’impulso, anche il contenitore assume un ruolo strategico. Le bottiglie in pet continuano a crescere grazie alla leggerezza, alla praticità e alla facilità di riciclo, mentre il vetro mantiene un posizionamento premium particolarmente apprezzato nei canali specialty. Sempre più rilevante è anche il ruolo del cartone asettico, che permette di conservare il prodotto a temperatura ambiente senza ricorrere ai conservanti, facilitando la distribuzione nella grande distribuzione organizzata, nei convenience store e nei distributori automatici.
Il packaging diventa così parte integrante dell’esperienza di marca, contribuendo sia alla percezione qualitativa sia alla sostenibilità ambientale.


Le sfide del prossimo futuro
La crescita del mercato non è però priva di criticità. L’aumento della volatilità delle quotazioni internazionali di Arabica e Robusta continua a esercitare una pressione significativa sui costi industriali, mentre l’incremento dei prezzi degli imballaggi incide sui margini delle aziende.
A queste si aggiungono le nuove normative europee sulla deforestazione, che richiederanno sistemi di tracciabilità sempre più evoluti lungo tutta la filiera, imponendo investimenti tecnologici soprattutto agli operatori di dimensioni medio-piccole.
Nel frattempo aumenta anche la pressione competitiva esercitata dalle private label, che stanno ampliando rapidamente le proprie gamme ready-to-drink con prezzi mediamente inferiori del 20-30% rispetto ai marchi industriali. Una dinamica che obbliga i brand storici a differenziarsi attraverso innovazione, qualità percepita e valore aggiunto.


L’evoluzione del ready-to-drink racconta una trasformazione più ampia del mercato del caffè. Il consumo non ruota più esclusivamente attorno all’espresso, ma si frammenta in occasioni diverse, ciascuna con prodotti, linguaggi e target specifici.


Per i produttori la sfida non consiste soltanto nel proporre nuove ricette, ma nel costruire esperienze capaci di coniugare praticità, qualità e identità di marca. In questo scenario, l’Italia, patria dell’espresso, si trova paradossalmente a essere anche il laboratorio europeo più dinamico per lo sviluppo del caffè ready-to-drink, dimostrando come tradizione e innovazione possano convivere e generare nuove opportunità di crescita.

Peo Nascimben